La storia di Luca, piccolo imprenditore che lascia la sua “zona di comfort” per viaggiare in un Van.

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La storia di Luca, piccolo imprenditore che lascia la sua “zona di comfort” per viaggiare in un Van.

30 Maggio 2019

Ciao Luca, grazie per aver accettato il mio invito a farti intervistare, io ti conosco già, ma presentati brevemente.

Innanzitutto ciao Daniela e grazie per avermi proposto questa intervista! Mi chiamo Luca, classe 1985, nato sotto il segno dei pesci e originario di un piccolo paese in provincia di Cuneo. Al momento vivo in un furgone camperizzato e sono in viaggio da 8 mesi, diretto dove mi porta il cuore!

Dimmi un po’, com’era la tua vita prima di partire?

Una vita semplice fatta di amici, passione per la moto e la musica, un lavoro in proprio abbastanza stabile ed un bilocale in affitto dove ho vissuto, da solo, gli ultimi 4 anni prima del grande salto. La potrei definire una vita standard, fatta di soddisfazioni lavorative, di vacanze abbastanza elastiche, un buono stipendio e splendidi rapporti personali! Non mi posso di certo lamentare degli anni passati, ma so con certezza che quella sensazione sottopelle, quella cosa che hai dentro quando ti senti fuori posto, quando senti che qualcosa un bel giorno la combinerai anche tu, fosse già radicata in me e stesse crescendo! Credo che chi ha compiuto una scelta così, o chi sta per mettersi su questa strada, sappia bene quello di cui sto parlando! È così che è iniziato il mio percorso, ho finalmente deciso di ascoltare ed accettare quello che avevo dentro!

È stata una decisione istintiva o ben premeditata?

Quando scegli di lasciare la tua zona di comfort, in favore di una vita senza certezze, immagino ci sia per forza della premeditazione. Per quanto riguarda me è stata entrambe le cose, sono una persona che premedita abbastanza direi, prima di partire credo di aver valutato qualsiasi scenario possibile, ma quello che piano piano ti porta in quella direzione, quello che hai dentro nei giorni in cui l’idea è ancora in fase di incubazione, beh quello potrei definirlo istinto. L’idea non ha ancora preso forma, ma lui inizia a lavorare per te ed è proprio lui che, lentamente, ti accompagna al giorno in cui ti svegli e ti rendi conto che quell’idea ha bisogno di essere concretizzata!

Il tuo furgone è più piccolo rispetto ad un camper, come ti sei trovato nel gestire gli spazi?

Il mio furgone, o come viene comunemente chiamato in inglese “Van”, è il classico veicolo utilizzato per il trasporto merci, è stato camperizzato nel 1998 dalla ditta “Adria” ed internamente lo spazio è calcolato nei minimi dettagli, non c’è un angolo che non abbia un preciso scopo! Il mio percorso è stato molto semplice, vivendo ormai da solo in un bilocale, mi stavo rendendo conto che di tutto lo spazio che avevo e seppur non moltissimo, ne stavo utilizzando veramente poco, ho quindi deciso di prendere una delle scelte migliori che potessi fare nel prepartenza: ho iniziato a disfarmi del superfluo. È lì che mi sono reso conto di quanta roba avevo accumulato negli anni: vestiti, souvenirs, gadgets, soprammobili ed un elenco di cose che ormai non ricordavo neanche più di avere con me. Ho iniziato con il vendere tutto il vendibile, poi ho continuato regalando i vestiti che ormai non utilizzavo più e sono riuscito a ridurre il necessario a massimo quattro ante e due sottopanca del camper, nulla di più! Penso sia un vizio comune quello di accumulare cose perché “poi magari mi servono” per poi ritrovarsi con oggetti che per 10 anni occupano cassetti, scatole e ripiani di armadi, senza che vengano mai utilizzati. Posso dire che la sensazione che si prova sia medicina per l’anima, ti allontana dal cerchio in cui gli oggetti che possiedi prima o poi possiedono te. Sono dunque riuscito a gestire lo spazio del van in maniera eccellente, ho il necessario per passare dal mare alla montagna, da temperature estive a temperature rigide. Al momento non ho attrezzature sportive particolari che richiedono molto spazio, ma sto valutando eventualmente di aggiungere un portapacchi.

Come “ti mantieni”?

Al momento la risposta è la più scontata: semplici risparmi accumulati negli anni lavorativi. So benissimo che non basteranno, che prima o poi finiranno, ma non mi spaventa la cosa! Ho un mestiere da artigiano in mano, ho la testa piena di idee e, conoscendomi, quando mi metteró in testa di combinare qualcosa lo farò con tutto me stesso. E poi il mondo è pieno di opportunità, basta saperle cogliere! Una nota positiva di questo stile di vita è sicuramente il budget necessario, con i soldi con cui pagavo l’affitto prima, ora riesco a coprire quasi per intero tutte le spese che ho mensilmente. Chiaro, non è una vita all’insegna del consumismo, si fanno molti sacrifici, ma quello che ricevi in cambio compensa a pieno tutti gli sforzi fatti!

Come immagini la tua vita tra 10 anni, ci pensi ? Ti preoccupa il pensiero?

Credo di non essere mai riuscito ad immaginare la mia vita tra 10 anni, forse perché non mi sono mai ritrovato negli stereotipi che questa società ci offre! Quando mi fermavo a pensare non mi vedevo a pagare il mutuo della mia nuova casa o il prestito della mia nuova macchina, a curare il giardino, a passare le domeniche all’Ikea, a guardare la televisione e a circondarmi di oggetti di dubbia utilità, a fare carriera, famiglia e ad arrivare sereno alla pensione! Ero sulla strada “giusta” non ci piove, ma dentro di me ho sempre saputo che un bel momento ci avrei dato un taglio, ed eccomi qua! Non ho certezze sul futuro ma non sono preoccupato, ho imparato a godermi la vita giorno per giorno in quanto, come purtroppo qualche brutto episodio mi ricorda sempre, è un dono talmente prezioso e talmente fragile che non viverlo a pieno sarebbe già di per lo sbaglio più grande.

Raccontaci un episodio che basterebbe, da solo, a farci capire che vale la pena vivere così

Non c’è un episodio in particolare che mi viene in mente o comunque sarebbe troppo difficile sceglierne uno! È un insieme di dettagli la vera differenza, che va dalle persone meravigliose che incontri viaggiando, ai luoghi che hai sempre sognato di vedere ma non hai mai avuto il tempo di poter raggiungere! Impari ad apprezzare le piccole cose come un dono, ad esempio ora, mentre rispondo a questa intervista, sono le 2 di notte e sono seduto in una spiaggia a sud del Marocco, c’è la luna piena e le onde sono l’unico suono che mi tiene compagnia! Il mio viaggio è iniziato in solitaria, e la prima cosa che mi sento di consigliare è proprio questa, di provare questa esperienza, di uscire dalla zona di comfort e puntare per una volta all’ ignoto, perché non sai mai quanto vali finché non ti metti veramente alla prova! E poi chissà che in questo tuo viaggio solitario qualcuno non bussi per caso alla tua porta e la tua vita prenda una piega piacevolmente inaspettata!

Hai mai pensato di voler rientrare alla “normalità”?

La mia “normalità”, per ora, credo sia quello che sto facendo, normale è diventato dormire con il sottofondo del mare, svegliarsi a volte con il rumore del traffico cittadino e a volte con i suoni della natura, essere libero di godermi ogni tramonto e alba che voglia e avere a disposizione un giardino diverso ogni giorno! Se esiste una normalità migliore di questa potrei valutare, ma per adesso mi posso accontentare!