Viaggiatrici solitarie italiane

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Viaggiatrici solitarie italiane

27 Febbraio 2021

Chi sono queste viaggiatrici solitarie e che sembianze hanno? Ce ne sono in Italia? Ma certo, non sono esseri mitologici, garantisco che esistono, anzi ce ne sono sempre di più! Facciamo che ve ne presento alcune e vi racconto un po’ di loro e di che cosa le ha portate a viaggiare da sole.

Se pensate che le viaggiatrici solitarie siano sfigate, pazze, antipatiche o asociali…beh credo sia l’ora di accantonare questo vecchio immaginario incartapecorito. Beh del resto il pregiudizio che se una donna non è maritata e va in giro da sola, qualcosa di sbagliato ci deve pur essere, è duro a morire, va detto. Ma la verità è ben altra e inizio a raccontarvela io.

Ebbene si, anche io sono una delle viaggiatrici solitarie italiane, da oltre vent’anni. Ho iniziato a viaggiare con la scusa dello studio (lingue), poi di progetti di volontariato. Alla fine è diventata un’esigenza. La mia personalità si è formata attraverso i viaggi, ci sono cresciuta dentro e adesso è una parte fondante della mia identità.

In effetti anni fa viaggiare da sole voleva dire essere guardate spesso come un marziano, soprattutto qui in Italia. Nonostante questo la mia voglia di andare a conoscere e a vedere con i miei occhi è stata più forte di tutto. Non volevo che i limiti imposti dalla società e anche dagli altri diventassero i miei. Ho deciso che l’avrei fatto ugualmente: sarei stata la compagna di me stessa e altri compagni li avrei trovati lungo il viaggio!

Chi viaggia in solitaria difatti alla fine non è solo, o almeno, può decidere il grado di commistione con la cultura e le persone che lo circondano, sul momento. Tutto dipende da te e questo da una parte può fare paura ma dall’altra, quando inizi a conoscerti meglio e capisci come puoi gestirti, ti dà un grandissimo senso di libertà e di responsabilità. Il mio primo viaggio in solitaria (esclusi gli studi) è stato quello di un mese attraverso la Spagna. Girando in bus, auto e autostop per tutto il centro-sud del paese, tra ostelli, ospitate di Couchsurfing e esperienze di volontariato.  In quei momenti ho messo le basi  per il mio futuro viaggio in Marocco (che poi si è trasformato in permanenza di 5 mesi) e per tutti quelli che sono seguiti dopo: Iran, Giordania, India, Sud Est Asiatico e così via.

Viaggiare per me è un po’ come avere tra le mani la macchina del tempo. Si può scegliere di andare avanti verso la modernità oppure indietro verso le radici. Io sono irrimediabilmente attratta dalle radici e dallo sfrondamento del superfluo. Cosa che di solito questo tipo di viaggi insegna bene. Non servono grandi risorse, ho sempre viaggiato con poco, per lo più nelle pause concesse dallo studio e dal lavoro.

Se volete approfondire la mia storia trovate il link in fondo all’articolo insieme a quelli delle altre viaggiatrici solitarie con cui facciamo due chiacchiere oggi, in primis Daniela la nostra super camperista!

Daniela De Girolamo

“Che bello capire che mi basto da sola”

viaggiatrici solitarie- daniela de girolamo

Sì è vero, il suo non è solo un viaggio ma è una scelta di vita.

«Sono sempre stata una ragazza normale con un lavoro normale, casa, famiglia, amici: tutto nella norma. Ma c’era qualcosa che mi spingeva oltre tutto il mio mondo fatto di certezze. Mi è sempre piaciuto viaggiare, fin da piccola anche in camper con i miei nonni. Ma crescendo mi sono stancata di dover sempre aspettare qualcuno per partire, ho capito che potevo farlo anche da sola. Così ho iniziato e..non mi sono più fermata anzi, è diventato per me uno stile di vita. Dal 2018 sono a bordo del mio camper, senza mete precise e senza grossi progetti, con Spritz il mio cucciolo peloso e fedele compagno di viaggio.

Il mio primo viaggio in solitaria in camper l’ho fatto partendo per la Spagna. Il bello del camper però è che non è necessario avere meta e programmi definiti, il percorso si crea andando, chilometro dopo chilometro. Viaggiare in solitaria mi ha dato davvero pochi problemi ma soprattutto molti tesori e tanti insegnamenti. Quello più prezioso è sicuramente l’aver capito che mi basto da sola e che sto davvero bene anche così». 

Aspiranti “mollo tutto” o semplici viaggiatrici solitarie in erba, non fatevi bloccare dai vostri timori ancor prima di partire. Sappiate che se avete bisogno di dritte specifiche sulla gestione del camper o anche su come decidervi a fare il primo passo, Daniela ne parla spesso e volentieri sui suoi canali, quindi seguitela e non temete di contattarla! 

Darinka Montico

“Si parte in solitaria ma poi non si è soli durante il viaggio”

darinka montico

Darinka, come Daniela, ha fatto del viaggio il suo stile di vita ma la sua non è stata una scelta ponderata, ha preso forma strada facendo. Inizialmente è partita giovanissima per trasferirsi a Londra e da lì qualche anno dopo è iniziata la sua avventura. 

Darinka ha attraversato diversi paesi e continenti, dall’America Latina all’Asia viaggiando low cost e usando svariati mezzi di trasporto (persino una bici di bambù costruita apposta per distribuire in giro il suo libro!)  incluso i piedi, con cui ha percorso tutta l’Italia.

«Viaggiare in solitaria più che una scelta è stata una preferenza nata dall’esperienza. La libertà che ti da questo tipo di viaggio è incomparabile e mi sono resa conto che viaggiare da sola mi rende felice. Poi spesso le persone ti dicono vorrei andare, vorrei fare.. Però il più delle volte chi mette in pratica questi vorrei è una percentuale minima, quindi chi davvero vuole partire, parte! La realtà è che si parte in solitaria, ma poi non si è soli durante il viaggio. Spesso si ha più difficoltà a conoscere persone quando si è in due perché magari gli altri vedono che hai già un compagno di viaggio e quindi le interazioni sono diverse.

La difficoltà principale delle viaggiatrici solitarie, il più delle volte si materializza con il marpione di turno. A chi mi abbordava sulla strada a volte ho detto che c’era una troupe televisiva che mi seguiva a poca distanza. Oppure ho usato il telefonino facendo foto della targa e facendo intendere che le stavo inoltrando a chissà chi. Mi è capitato di dormire in posti in cui non mi sono sentita sicura, in tal caso mandavo la location a qualche amico fidato che almeno sapesse quale era l’ultimo posto in cui ero stata. Ho con me anche uno spray al peperoncino ma la verità è che non l’ho mai usato.

L’esperienza viene con la strada, poco a poco riesci a gestirti meglio. Si impara a difendersi di più con un po’ di creatività e di fantasia. Poi c’è l’altro lato della medaglia ovvero quello positivo, che supera di gran lunga gli aspetti negativi! La gente quando vede che sei una donna da sola si prende cura di te, apre le porte della sua casa perché non vuole che ti ritrovi in situazioni pericolose ma che tu abbia un buon ricordo dell’esperienza di viaggio, del posto che stai visitando. Quindi sono tendenzialmente molto più protettivi». 

Barbara Cassioli

“Io parto con me!”

viaggiatrici solitarie- barbara cassioli

Lei è una “viaggiatrice a piedi scalzi”, così come le piace definirsi, che ha percorso l’Italia a piedi con un progetto specifico.

Barbara perché partire da sola? «Mi piace dire che io non parto mai sola: parto con me! Il viaggio è uno dei miei strumenti evolutivi preferiti, mi permette di conoscermi meglio e crescere. Amo farlo da sola per la libertà che mi concede, per la maggiore apertura verso il prossimo e la possibilità di ascoltarmi nei ritmi, nei bisogni e desideri».

Per il suo primo grande progetto di viaggio in solitaria Barbara è partita da Livergnano (BO) a Lampedusa, senza soldi, nel marzo 2019, con l’obiettivo di andare alla ricerca di forme di vita comunitaria, storie di cambiamento ed ispirazione. Contemporaneamente ha deciso di finanziare Mediterranea Saving Humans e parlare di quel che accade nel Mar Mediterraneo ed in Libia. Tutto ciò che le veniva donato in termini di vitto-alloggio-spostamenti è stato trasformato in una donazione economica al progetto. Anche Barbara ha poi scritto un libro su questa esperienza  e su tutto ciò che ha scoperto percorrendo il nostro paese a piedi.

«Difficoltà e tesori? La cosa più difficile è stato arrendermi alla vita e decidere di partire. Ora so che temevo principalmente il cambiamento, radicale, che avrei intrapreso. I doni sono stati svariati ma i più preziosi sono la fede nella vita e nel percorso, l’apertura all’abbondanza (materiale e non), la capacità di mettermi in gioco con meno paura nei contesti nuovi e la sensazione che tutto sia possibile».

Valentina Miozzo

“Per me il viaggio significa apprendimento”

viaggiatrici solitarie- valentina miozzo

Valentina è  una viaggiatrice particolarmente attenta ai temi della sostenibilità, difatti nel tempo è diventata anche guida ambientale e si è specializzata in turismo naturalistico.

«Viaggio da sola praticamente da vent’anni, spesso per lunghi periodi e in zone abbastanza remote, considerate fuori dal turismo di massa. Mi è sempre piaciuto viaggiare da sola perché significa mettermi in discussione e uscire dalla mia zona di comfort. Per me il viaggio significa apprendimento sia a livello di cultura, sia a livello proprio di evoluzione.

Per viaggiare da soli è importante partire informati, questo per ogni viaggiatore, ma in solitaria è imprescindibile. Informatevi sulla situazione del paese in cui andate, sul livello di criminalità e sulle zone da evitare o in cui è bene avere ancor più attenzione. E poi bisogna usare il senso comune, quello che semplicemente usiamo nella nostra vita di tutti i giorni per non metterci in situazioni spiacevoli. Si possono riceve delle avances indesiderate ma l’importante è saper rispondere a queste provocazioni in un modo da evitare qualsiasi escalation e da non mettersi in ulteriore pericolo».

 Mirna Fornasier

“Sentivo di essere la persona giusta nel posto giusto”

mirna fornasier

Mirna è prima di tutto una viaggiatrice, da una vita. I viaggi, per le viaggiatrici solitarie, sono solo una parte delle sue esperienze. Infatti non è detto che viaggiando da sole poi non si possa farlo anche con altre persone o con il proprio compagno. Il saper viaggiare da sole, soprattutto il sentirsi di poterlo fare, è solo una libertà e una marcia in più, non certo un limite!

«Mi sono sposata molto giovane ed avendo un bel rapporto di condivisione con mio marito, i viaggi spesso vengono fatti assieme. Però ammetto che il motore e l’organizzatrice di questi viaggi sono sempre io!

La mia più grande esperienza di viaggio in solitaria è stata nel 2008, con la traversata a piedi in completa autonomia del parco nazionale del Padjelanta nella Lapponia Svedese.

In un primo viaggio fatto in Norvegia anni prima, di fronte all’immensità delle distese montuose del Grande Nord e al suo silenzio, mi chiedevo cosa avrei potuto provare se fossi stata lì in completa solitudine. All’epoca rimasi senza risposta, in quanto incapace di muovermi da sola in quella natura selvaggia. Qualche anno dopo, avendo finalmente iniziato a frequentare la montagna con assiduità, mi ricordai di quella domanda e decisi fosse venuto il momento di provare a trovare una risposta. 

La difficoltà più grande del partire da sola è stata senz’altro la paura, perché non sapevo cosa avrei trovato e se sarei stata in grado di affrontare i problemi che mi si sarebbero posti.  Paura che però è magicamente scomparsa non appena mi sono messa in cammino! Sentivo di essere la persona giusta nel posto giusto e sentivo anche di avere le capacità necessarie per portare a termine la mia avventura. Si, in alcuni momenti mi è mancato il compagno con cui condividere la bellezza che avevo davanti, ma dall’altra parte raccontare quanto mi abbia lasciato questa esperienza, è davvero troppo per poterlo condensare in poche righe. Il rapporto intessuto in quei giorni con Madre Terra,  la possibilità di ascoltarmi data dalla solitudine e dal silenzio fuori e dentro di me, la consapevolezza delle mie capacità: sono doni che hanno indirizzato la mia esistenza da allora in poi».

Queste ultime parole di Mirna racchiudono bene il senso di cosa può potenzialmente essere un viaggio, soprattutto per le viaggiatrici solitarie. Come hanno detto quelle che abbiamo incontrato, viaggiare da soli non ha niente a che fare con l’incapacità di trovare un compagno di viaggio, né necessariamente vuol dire essere soli durante il viaggio stesso. Ha a che fare con la volontà di crescere, di mettersi alla prova, di avere la forza di scegliere e di prendersi la responsabilità per sé stesse. Di prendere oneri e onori, di aprirsi al mondo e agli altri lasciando da parte tutti i pregiudizi e le paure che si sono minuziosamente infilati sotto la nostra pelle negli anni.

Direi anche che è la vita spesso a portarti verso determinate esperienze, anche verso un determinato tipo di viaggiare. Se ti ritrovi in questi racconti, se nella tua testa già circolano alcune domande o ti senti nel cuore qualcosa che ti spinge verso una precisa esperienza di viaggio, in realtà quel viaggio è già iniziato e tu sei già partita. Devi solo permettere ai tuoi piedi di seguirti.

Sì perché il viaggio, per le viaggiatrici solitarie, non è solo il momento in cui ci troviamo altrove ma inizia ben prima. Continueremo a parlarne insieme, intanto buona lettura!

Valentina L. – Vado a fare un giro-Storie di una viaggiatrice

Daniela – Mollo tutto e vado a vivere in camper

Darinka – Darinka Montico

Barbara – Viaggiare a piedi scalzi

Valentina M. – Viaggiare libera

Mirna – Mirna Fornasier

Autore articolo: Valentina Lazzerini di Vadoafareungiro.it, blog dedicato alle viaggiatrici in solitaria.
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